MONET A BOLOGNA CON I BAMBINI IN 5 PUNTI

Lo scorso weekend sono andata a Bologna al Palazzo Albergati per vedere la mostra “Monet e gli impressionisti. Capolavori del Musèe Marmottan Monet, Parigi” . Io sono andata con mia mamma e mia sorella, ma per tutto il tempo non ho fatto altro che pensare a come sarebbe stata bella vista dagli occhi di un bambino. Pietro è ancora troppo piccolo per questo genere di mostre, però ho pensato di dare qualche consiglio per visitarla con i bambini un pochino più grandi di lui.

Perché visitare la mostra di Monet con un bambino?

  1. Prima di tutto non è così facile vedere quadri degli impressionisti, in particolare di Monet, in Italia quindi, ogni volta che è possibile vederli senza andare a Parigi, meglio cogliere l’occasione!
  2. Il percorso espositivo non è troppo lungo, non sarà noioso per i bambini! Inoltre, grazie alle guide audio a loro dedicate (incluse nel prezzo del biglietto), durante la visita saranno intrattenuti da una piacevole narrazione.
  3. I quadri esposti sono molto rappresentativi dell’opera del grande artista: il colore i soggetti ricorrenti, c’è proprio tutto!(Il lilla…solo Monet il lilla lo sa fare così)
  4. Oltre a quelle di Monet sono esposte le opere di altri artisti a lui contemporanei. Sarà possibile vedere anche paesaggi, ritratti e nature morte in tutte le sfaccettature dell’impressionismo.
  5. La pittura di Monet stimola i bambini a guardare la natura, l’opera più bella, da vicino per cogliere tutti i meravigliosi dettagli della sua mutevolezza.

I MIEI CONSIGLI

  • Prendete una guida audio per i bambini, è importante che i bambini conoscano la storia dell’artista.
  • All’interno della mostra si possono scattare fotografie. Fate un gioco: fate scegliere tre opere da poter riprodurre a casa con tre tecniche diverse, acquerello, matite colorate, pastelli a cera. I bambini dovranno analizzare la pennellata e i colori usati dall’artista per provare a riprodurla a casa.
  • Comprate un libro o un gioco d’arte nello shop, servirà per ricordare l’esperienza e accrescere il loro interessa per la storia dell’arte.

Laboratori di storia dell’arte per bambini

Vi presento i miei “laboratori” o quelli che chiamavo “progetti per le scuole” e che oggi mi verrebbe da chiamare “progetti per il futuro” perché spero che i bambini che partecipano oggi imparino a guardare domani l’arte e il mondo con un po’ di attenzione, passione, curiosità e rispetto.

Non so se l’idea sia stata mia, forse qualcuno che faceva questo lavoro esisteva già, però io non lo sapevo, quindi per me era cosa nuova.

Alla base c’è sempre la mia idea che con i bambini bisogna fare tutto, basta abbassarsi al loro livello.

Così ho pensato un modo per insegnare ai bambini la storia dell’arte.

Si tratta semplicemente di far in modo che i bambini vedano il maggior numero di opere d’arte possibili e imparino a osservarle e capirle. Le opere possono essere analizzate dal vivo, se si trovano in un museo raggiungibile, in alternativa, con l’aiuto della tecnologia, faccio entrare tutte le opere d’arte che voglio in aula.

Poi i bambini devono a mettersi nei panni del pittore e dipingere secondo le sue tecniche e le sue idee. In questo modo nessuno potrà dire “lo sapevo fare anche io” senza prima averci provato.

Così In questi abbiamo guardato tanti opere, abbiamo pensato con la mente dei pittori è abbiamo realizzato tanti quadri ispirati a Monet, Kandinskij, Van Gogh, Seurat e tanti altri

UN POMERIGGIO AI BOSCHI DI CARREGA

Senza allontanarsi troppo dal centro di Parma, è possibile fare un’esperienza a pieno contatto con la natura. Il Parco dei Boschi di Carrega si trova a soli 15 km dal centro cittadino ed è un’ottima soluzione per passare una giornata, o anche solo un pomeriggio come abbiamo fatto noi, tra natura, storia e relax.

Esistono tanti percorsi nel bosco, al quale su può accedere sia da Sala Baganza che da Collecchio, alcuni sono adatti per le mountain bike, altri sono accessibili anche con carrozzine e passeggini.

Io ho preferito portare Pietro nello zaino da montagna ma, avendo scelto un percorso senza salite, avrei potuto tranquillamente usare il mio Baby Jogger GT .

Cosa abbiamo fatto?

Avevamo un ospite speciale: una super scout! Quindi, prima di tutto, siamo passati a prendere la mia amica Marti.

Arrivando da Sala Baganza, abbiamo percorso Via Zappati e abbiamo lasciato la macchina nel parcheggio del Ristoro Ponte Verde (attenzione perché riservato ai clienti, ma sono sicura che non riuscirete a evitare di fermarvi), ea qui abbiamo imboccato il sentiero nel bosco.

Abbiamo camminato un po’ a sentimento (diciamo la verità) fiancheggiando il Lago Ponte Verde finché il bosco si è diradato e davanti ai nostro occhi è apparso come per magia il Casino dei Boschi.

Semplice, elegante, dalla storia affascinate

Il luogo in cui la Duchessa Maria Luigia poteva passare il tempo con i suoi figli, senza occhi indiscreti della nobiltà parmigiana. Mi è venuto spontaneo immaginarla vivere quei luoghi, godere di quella pace e quella riservatezza che il bosco può offrire.

Nei pressi del Casinetto (la struttura collegata al Casino con il porticato detto la “Prolunga”) abbiamo trovato un cespuglio di more e Pietro non si è fatto una bella scorpacciata. Dopo aver giocato all’ombra di un pino secolare siamo tornati sui nostri passi.

Per concludere la bella passeggiata ci siamo fermati al Ristoro Ponte Verde, un luogo accogliente e famigliare dove i bambini possono giocare liberamente nella sabbiera o con i “grilli” (tricicli tipici del Parco Ducale di Parma).

Che dire, è stato un pomeriggio molto piacevole, no n vediamo l’ora di tornarci. Dopo questa breve esperienza penso che visiteremo i Boschi dio Carrega più spesso!

BAMBINI AL MUSEO. È FACILE!

Ti piace visitare mostre e musei ma non sai come fare perché il tuo bambino si annoia e ogni volta che lo porti con te dopo dieci minuti vorrebbe andarsene?

Non lasciarlo a casa! No escluderlo dall’arte e dalla cultura!

Ti chiedi come fare portare i bambini nei musei senza farli annoiare? 

Tranquillo è tutta una questione di marketing! 
È sufficiente lavorare sul “prima” il “durante” e il “dopo”.

PRIMA

Devi creare nel bambino un interesse per quello che andrete a vedere. Anticipa qualcosa, racconta la storia dell’artista o del luogo che visiterete aggiungendo qualche aneddoto curioso, mostra alcune immagini in anteprima. 

DURANTE 

Non lasciarlo con le mani in mano. Organizza un’attività, forniscigli un quaderno su cui appuntare dei pensieri o un blocco per disegnare in diretta qualcosa che cattura la sua attenzione, oppure un a macchina fotografica o un cellulare per scattare delle fotografie.

Se vuoi fare qualcosa di un po’ più elaborato, organizza una caccia al tesoro in cui il tesoro è un particolare di un quadro.

Spesso i musei offrono gratuitamente delle guide illustrate per accompagnare ui bambi i nella visita bambini.

DOPO 

Acquista un souvenir nello shop: un libro per bambini sull’esposizione o un gioco da tavola a tema, o semplicemente una cartolina, una matita o un segnalibro; l’importante è creare il ricordo dell’esperienza. 

Provate, e fatemi sapere come è andata!

Non esistono musei “per grandi”! L’arte è per tutti!

FLORILEGIUM PER BAMBINI

Prendiamoci un po’ di tempo per noi, ci siamo detti stamattina io e Pietro. Faccio qualcosa per me, mi sono detta.

Avevo bisogno di riempirmi gli occhi bellezza, da tanto tempo, e ho pensato di portare con me Pietro per vedere Florilegium , la prima installazione italiana dell’artista britannica Rebecca Louise Law.

Semplice e delicata, chiunque la guardi non può che esserne meravigliato, anche un bambino.

Già un bambino, ma come coinvolgere un bambino in questa istallazione?

Devo ammettere che, forse per la prima volta, io e Pietro ci siamo sentiti sinceramente accolti, l’esperienza è stata molto naturale. “Puoi lasciare che si muova liberamente nello spazio” mi detto ha gentilmente una delle organizzatrici, ma io ho preferito declinare l’offerta. Cosa avrei fatto se Pietro avesse toccato i fiori essiccati sbriciolandoli?

Mi sbagliavo. Quando siamo entrati ho trovato che fosse fondamentale osservare l’opera da tutti i punti di vista, vivere lo spazio completamente, non solo per me ma anche per Pietro.

Ho seguito il consiglio della ragazza, l’ho lasciato camminare liberamente nello spazio (ovviamente facendo molto attenzione che non toccasse niente), e lui non ha distrutto niente, ha semplicemente giocato a fare cucù con la ragazza e ha indicato i fiorellini che pendevano dal soffitto.

Abbiamo passato una bella mattina, e ci siamo riempiti gli occhi di bellezza.

Se vuoi visitare l’installazione con i bambini:

NON AVERE PAURA

RACCONTAGLI COSA STATE VEDENDO

SE IL BAMBINO È ABBASTANZA GRANDE PREPARA UN’ATTIVITÀ

La paura che possano disturbare gli altri visitatori, danneggiare le opere, è solo nostra; se la trasmettiamo ai bambini non vivranno l’esperienza positivamente.

Prima e durante la visita racconta qualcosa sull’opera o sull’artista, invitalo a fare domande alle curatrici.

Se il bambino saprà quello che sta osservando apprezzerà la delicatezza e non gli verrà voglia di toccare.

Non possiamo pretendere che i bambini osservino e basta, dobbiamo sempre dare loro un’attività da svolgere (soprattutto se vogliamo che abbiamo un ricordo). In questo caso il tempo per la visita è poco perché si deve lasciare spazio agli altri visitatori.

Potete portare con voi un binocolo per osservare i fiori da vicino e provare a riconoscerli insieme.

L’arte non è una “cosa da grandi”.

VEDO O GUARDO

Siamo quasi al cinquantesimo giorno di “quarantena”, noi adulti, perché gli studenti, anche se molti non lo ricordano, sono a casa dal 25 febbraio.

A tutti noi sembra di vedere sempre gli stessi visi: la mamma, il papà, i fratelli, e per qualche bambino anche la tata o i nonni.

Li vediamo tutti i giorni tutto il giorno, ma ci siamo mai fermati a guardarli bene? La forma del viso, il colore della pelle, le sfumature del colore degli occhi e dei capelli, la forma del naso e delle labbra…

Ora che abbiamo tanto tempo (speriamo ancora per pochi giorno però!) proviamo a svolgere questo esercizio:

  • fermiamoci un attimo a guardare tutti i particolari della nostra mamma, del nostro fratellino o di chi vogliamo (deve essere qualcuno che è sempre davanti ai nostri occhi),
  • chiediamogli di fermarsi un attimo e farsi analizzare senza vergogna. Appuntiamo su un foglio tutti le caratteristiche che ci sembrano importanti.
  • Disegniamo un ovale, che sarà la forma del viso, e iniziamo a disegnare tutti i particolari così come li vediamo con i nostro occhi. Non dimentichiamo di aggiungere tutto ciò che per noi è caratteristico di quella persona (orecchini, occhiali, tatooaggi, accessori che è solita indossare, espressioni che è solita fare)
  • Infine coloriamo con matite, acquerelli, pastelli a cera o tempere (non pennarelli eh che io li odio!) scegliendo le tonalità più simili a quelle del nostro soggetto
  • Alla fine firmiamo il nostro capolavoro ed esponiamolo in casa!

Ecco che il nostro familiare capirà come appare a nostri occhi e ne sarà sicuramente felice (attenzione però a non far sembrare la mamma più vecchia!)

ALBERI

Torno a parlare di alberi, mi affascinano così tanto, silenziosi, statici e allo stesso tempo così mutevoli, quante cose hanno visto e quante storie potrebbero raccontare.

Oggi però vi invito a guardare dell’albero ciò che vediamo più da vicino, il tronco, con la corteccia che, come la pelle, lo caratterizza e cambia durante gli anni.

Non sono tanti gli artisti che si sono concentrati su questi particolare, sicuramente il pittore che più lo ha rappresentato in modo oggettivo e scientifico è Jhon Constable; il suo “Studio del tronco di un albero di olmo” (1821) ne è un chiaro esempio.

Ma come fare per rappresentare i diversi tipi di corteccia? Viene in nostro aiuto Bruno Munari che, in una sezione del suo libro “Diseganare un albero”, rappresenta in modo semplice la diverse texture che caratterizzano le cortecce degli alberi.

Così, seguendo questi semplici consigli, possiamo disegnare diversi tipi di alberi concentrandoci anche sulla corteccia.

IL DOPO? HO FATTO UNA LISTA

Siamo quasi arrivati al trentesimo giorno di quarantena, non tanto per me che sono andata a lavorare in ufficio, ma per chi, come mio marito, non esce di casa dall’otto marzo (per la cronaca, Pietro è a casa dall’asilo dal 18 febbraio) 

La frase che ci siamo ripetuti più spesso in questo periodo è stata “quando sarà tutto finito…” inevitabilmente, anche se non sappiamo quando sarà, la cosa a cui pensiamo più spesso è il “dopo”. 

Non so voi, ma io avevo una bella primavera programmata: laboratori, visite guidate, viaggi (già pagati), mostre da vedere (già pagate anche quelle) e di tutte queste cose ne riuscirò a recuperare forse solo una parte, spero. 

Per non farmi abbattere però, da brava precisina mi sono messa a fare delle liste, così quando “tutto sarà finito” non mi dimenticherò di fare niente.

Quindi ho fatto le seguenti liste: famiglia (dobbiamo riorganizzare un bel compleanno per gli 80 anni del nonno Valerio), regali (ho giusto qualche debito con chi mi sta aiutando con Pietro), amicihe (ho bisogno di liberarmi un attimo di marito e figlio), lavoro (questo è un grande punto di domanda al momento), shopping (qui non faccio nemmeno la lista, parto con il bancomat e non mi vedete più).

Infine, la lista più importante, VIAGGI. Qui ho esagerato, quando avrò spuntato tutti i punti probabilmente avrò 90 anni. 

Ecco cosa ho fatto: 

Ho preso tutto il mio mappamondo e l’ho guardato…MONDO… ho pensato…Da dove partire? Portarmi Pietro in giro per  il mondo mi piacerebbe, ma sono dell’idea che sia meglio spendere i soldi per viaggi impegnativi quando sarà sufficientemente grande per ricordare qualcosa, quindi ho stretto il cerchio: EUROPA

Ho spulciato uno per uno tutti gli stati del nostro continente e mi sono appuntata tutte le città che mi piacerebbe visitare, anche quelle che ho già visto. Poi sono passata all’ITALIA e ho fatto la stessa cosa regione per regione, in questo caso in modo un po’ più approfondito. Ed ecco, ho ottenuto la mia lista, piena di luoghi da visitare e  una vita davanti per spuntarli uno ad uno.

E adesso cosa faccio? inizio a organizzare!

NUOVA VITA

Dopo alcuni giorno di brutto tempo, nel weekend sono finalmente riuscita a lavorare un po’ al mio giardino; mentre strappavo delle brutte erbacce, non ho potuto non notare il mandorlo dei miei vicini, e il mio pensiero è andato subito al “Ramo di mandorlo in fiore di Van Gogh”. 

L’immagine dell’albero fin dall’origine dell’arte ha rappresentato la vita in tutte le sue parti: nascita, crescita, fertilità rigenerazione; per questo motivo Vincent aveva scelto di rappresentare un mandorlo e donare il quadro al fratello Theo, in occasione della nascita di sui figlio (1890). Il mandorlo è uno dei primi alberi che sbocciano in primavera, anzi, a fine inverno già regala ricche fioriture, quasi a ricordarci che presto ci sarà una rinascita. 

Un paio di anni prima inoltre aveva dipinto “Ramo di mandorlo in fiore in un bicchiere” e aveva commentato il suo lavoro con queste parole: 

“Fuori gela e tutto è ancora coperto di neve, ho fatto uno studio di un paesaggio bianco con la città sullo sfondo. E poi due piccoli studi di un rametto di mandorlo che, nonostante tutto, è già in fiore” 

3 marzo 1888

Quanta speranza traspare dalle parole di Vincent, pronto per accogliere una nuova primavera e a trasferire sulle sue tele immagini di vita. Oggi più che mai i fiori che sbocciano sugli alberi ci ricordano che ci sarà una rinascita. 

Questa settimana voglio invitare tutti i bambini a disegnare un albero con tanti rami e riempirlo con tante foglie e fiori, per ricordarci che la primavera sta arrivando e presto ci sarà una rinascita. 

Mi raccomando bambini! La chioma dell’albero non è una nuvola appoggiata su in tronco! È composta da tanti rami e tante foglioline che possono essere disegnate e colorate con le matite, le tempere o i pastelli a cera, oppure realizzate tagliando tanti pezzettini di carta colorati. 

EMOZIONI A COLORI

Quante emozioni nuove stiamo provando in questo periodo: tristezza e paura per quello che sta accadendo, malinconia dei giorni passati in compagnia di amici e parenti, senso di colpa per aver commesso qualche errore alcune settimane fa; ma anche la serenità trasmessa dal cielo azzurro e il sole, e la tranquillità per queste dolci giornate di ozio.

Penso a come deve essere difficile per un bambino riuscire a decifrare tutte queste emozioni; per fortuna esistono le arti visive e la musica, che possono aiutarli ad esprimerle.

Possiamo chiedere aiuto al pittore Vasilij Kandinskij che, più di un secolo fa, aveva rappresenta le emozioni rendendo visibile l’invisibile. Kandindkij ci ha insegnato che per farlo è necessario tornare all’origine dell’arte, usare colori e forme geometriche per mostrare ciò che non si vede e, soprattutto, per suscitare emozioni in chi guarda la nostra opera.

Questa settimana vorrei invitare i bambini a prendere un foglio di carta e tutti i colori che trovano in casa (matite colorate, pastelli a cera, acquerelli, tempere, gessi) e a provare a disegnare forme geometriche colorate, lasciandosi guidare solo dalle proprie emozioni, magari accompagnati da una melodia di musica classica.

Il risultato saranno tutti i colori delle loro emozioni.

Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento di mille corde.